Il blog di SoloAffitti

Il primo blog dedicato agli affitti: aspetti tecnici, fiscali e culturali

Come funziona l'affitto

SoloAffittiPAY, il rivoluzionario sistema di tutela e gestione dell'affitto sicuro!

 

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Come funziona l'affitto

Quali sono i rapporti che regolano un contratto di affitto:

  • Come e quando dare disdetta?
  • Si può aumentare il canone di affitto?
  • Il deposito cauzionale va restituito?
  • Quanto durano i contratti?
  • Quanti tipi di contratto esistono?
  • Quando un contratto di affitto è nullo?
  • Che tasse devo pagare?
  • Quali sono le spese a carico di un inquilino?

L’elenco dei dubbi su un contratto di affitto (per nostra fortuna diremmo) sono davvero numerosi e qui raccogliamo un po’ di risposte, semplici, immediate e alla portata di chi realmente vive in affitto o ha dato la sua casa in affitto.


Tutta la verità sull’affitto: quando è vero che, ma anche non è vero che..

Cerchiamo di rispondere sempre ai tanti dubbi che ci sono relativi ai contratti di affitto, ai rapporti tra inquilini e proprietari, gli aspetti fiscali di una locazione, i tanti cavilli burocratici da cui è composto un contratto. Spesso questi dubbi ci vengono presentati come grandi verità, come novità dell'ultimo momento, come inconfutabili tesi. Ma anche con timorose remore: e se non fosse vero? Proviamo allora a condividere un po' di dubbi dei nostri lettori, a cui ci auguriamo di aver passato alcune verità sull'affitto.

Detrazione per studenti universitari: valida anche per contratti di subaffitto?

Ci stiamo sempre più avvicinando alla prossima dichiarazione dei redditi e intanto si raccolgono i documenti necessari e utili per poter capire a quali e quante detrazioni si ha diritto. Per chi ha sostenuto le spese per un figlio che studia all'università, fuori sede, è interessante pensare di poter recuperare qualcosa, non solo rispetto alle tasse universitarie, ma anche rispetto alle spese di affitto. Ma tale agevolazione, è prevista a favore di qualsiasi tipo di contratto? Anche per quelli di subaffitto?

È valida la disdetta inviata tramite mail? La posta certificata può sostituire la classica raccomandata?

Ormai i mezzi informatici più avanzati entrano anche nei rapporti di locazione e così a qualche inquilino viene in mente di usare la più comoda posta elettronica per comunicare al proprietario l'intenzione di liberare l'immobile. Possiamo quindi dire addio al caro vecchio cartaceo? Alla raccomandata con ricevuta di ritorno che spesso si perde negli oscuri meandri delle poste Italiane. Un proprietario deve quindi ritenere valida la comunicazione ricevuta tramite mail? È sufficiente una mail qualunque o è strettamente necessario che la comunicazione sia inviata tramite indirizzo PEC (Posta Elettronica Certificata) ad un indirizzo "altrettanto" PEC?

Mensilità piena o frazionata: come calcolare il canone per il periodo di preavviso di disdetta?

Ci siamo occupati spesso dell'argomento "disdetta" che genera sempre molti dubbi da parte dell'inquilino che necessita di lasciare l'immobile preso in affitto e da parte del proprietario, che si ritrova a dover ricominciare la ricerca di un nuovo inquilino e a dover verificare con attenzione lo stato dell'immobile, nonché eventuali debiti residui dell'inquilino. Ma uno degli argomenti che porta maggiormente le parti a discutere, quando è ora di dirsi addio, riguarda proprio la data di scadenza del periodo di disdetta e di conseguenza la quota di affitto che l'inquilino deve versare. Il dubbio è tra la mensilità piena, anche se occupo l'immobile per soli pochi giorni, o una frazione del canone calcolata esattamente sui giorni goduti?

Canone concordato, canone convenzionato e canone speciale: conosciamoli meglio.

L'articolo 21 del Decreto "Sblocca Italia" (convertito dalla Legge 164/2014) concede interessanti agevolazioni a chi intende comprare casa per poi immetterla a lungo nel mercato della locazione. Ma il canone non potrà essere scelto liberamente e dovrà tener conto di determinati parametri. E' necessario quindi "decodificare" la norma per comprendere meglio di quali parametri si tratti.

Aumento del canone d’affitto: basta una scrittura o ci vuole un nuovo contratto?

Ci siamo occupati spesso del caso in cui il proprietario, considerando i tempi non felici di questa infinita crisi e la difficoltà di trovare inquilini che pagano regolarmente, si ritrova ad accordarsi per una riduzione del canone di affitto. Uno sconto rispetto all'affitto negoziato ad inizio del contratto che va però registrato presso l'agenzi a delle entrate per evitare di pagare imposte su cifre non percepite concretamente. Un fenomeno talmente diffuso da portare il governo ad inserire, nello "Sblocca Italia", una norma che consente di registrare tale scritture senza versare l'imposta di 67 euro precedentemente prevista. Ma se, alla faccia della crisi, proprietario ed inquilino si accordassero per un aumento del canone, sarebbe sufficiente una semplice scrittura privata, magari da registrarsi senza imposta?

Contratto con cedolare secca a partire dal terzo anno: si deve rinunciare anche al precedente aggiornamento istat?

L'opzione per il regime facoltativo della cedolare secca può essere espressa non solo in sede di registrazione di un nuovo contratto d'affitto, ma anche nelle annualità successive, durante il corso del contratto pluriennale. Poiché la scelta della cedolare secca implica, per il proprietario, la rinuncia alla richiesta di aggiornamento del canone, il dubbio che sorge è se tale rinuncia si applica anche agli aggiornamenti precedentemente maturati e richiesti o se il canone da cui partire è l'ultimo corrisposto, ovvero comprensivo di aggiornamento.

10 luoghi comuni sull’affitto, da sfatare!!

Possiamo dire che in oltre due anni di attività di questo blog cominciamo ad avere un po' di esperienza su quelle che sono le curiosità, gli interessi, ma anche le paure di chi si avvicina al mondo dell'affitto. Ci sono alcuni stereotipi legati magari alla durata del contratto, agli sfratti, alla cedolare che vanno ad influire sulle scelte di proprietari e degli inquilini, confutati come verità acquisite, che tali non sono! Proviamo a sfatare insieme, quindi, i falsi miti dell'affitto.

Dopo oltre trent’anni stop alla proroga del blocco sfratti. Cosa cambia per proprietari e inquilini

Milleproroghe, meno una: quella del blocco degli sfratti. Provvedimento che da decenni si ripeteva, sistematicamente inserito nel Decreto Milleproroghe di ciascun anno, a tutela delle molte famiglie di inquilini in situazione di disagio e in pendenza di uno sfratto per finita locazione. Il governo, inaspettatamente, ha interrotto una lunga serie di misure che, pur avendo una valenza sociale, scaricavano sulle spalle dei proprietari di case in affitto l'onere di trovare sistemazione a chi non fosse in grado di farlo. Ancora da capire se i fondi messi a disposizione dallo Stato per il sostegno agli sfrattati siano sufficienti a tamponare la falla creata con la mancata proroga della sospensione degli sfratti.

 

Risoluzione di diritto del contratto: posso liberare l’immobile e non dichiarare i canoni di affitto non percepiti?

Continuiamo ad occuparci di sfratti, soprattutto di sfratti per morosità, considerando le tante richieste che (purtroppo) ci arrivano sull'argomento. In questo caso una nostra lettrice, molto preparata, ci propone un quesito davvero interessante: quello relativo all'opportunità di inserire una specifica clausola risolutiva espressa, da usare, nei casi in cui l'inquilino non paghi più il canone, per far liberare l'immobile, chiudere il contratto ed evitare di pagare le tasse sui canoni non incassati.

Sfratto per morosità: il termine di grazia sana le mensilità non versate?

Purtroppo nel 2014 registriamo molti casi di quesiti inviati dai nostri lettori che ci raccontano difficoltà nel pagare regolarmente il canone di locazione. Situazioni di difficoltà oggettive, dovute alla perdita del lavoro, nella maggior parte dei casi, e che quindi implica una reale ed vera impossibilità a versare la rata d'affitto. Con la conseguenza di numerose raccomandate inviate per intimare lo sfratto e molta confusione sulle procedure da seguire. Come ad esempio sul significato del "termine di grazia" che un inquilino può richiedere.

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