Il contratto d'affitto prevede di solito un periodo di rinnovo automatico che prosegue per anni se non c'è disdetta di una delle due parti. Il codice civile, in realtà, prevede una durata massima di trent'anni, ma ci possono essere casi molto particolari in cui i rapporti proseguono e l'inquilino vive da così tanto tempo nello stesso immobile, da sentirsene il proprietario. Ma quali diritti avrebbe di avviare una causa di usucapione per appropriarsi dell'abitazione che ormai sente come propria?
Come funziona l'affitto
Come funziona l'affitto
Quali sono i rapporti che regolano un contratto di affitto:
- Come e quando dare disdetta?
- Si può aumentare il canone di affitto?
- Il deposito cauzionale va restituito?
- Quanto durano i contratti?
- Quanti tipi di contratto esistono?
- Quando un contratto di affitto è nullo?
- Che tasse devo pagare?
- Quali sono le spese a carico di un inquilino?
L’elenco dei dubbi su un contratto di affitto (per nostra fortuna diremmo) sono davvero numerosi e qui raccogliamo un po’ di risposte, semplici, immediate e alla portata di chi realmente vive in affitto o ha dato la sua casa in affitto.
Dopo aver scritto delle detrazioni previste a favore degli inquilini che spostano la residenza in un immobile in affitto per ragioni di lavoro, andiamo ad analizzare nello specifico quando queste detrazioni sono applicabili, cosa succede nel caso di contratto cointestato con altre persone e soprattutto se posso sommare o meno tale detrazione ad altre agevolazioni fiscali; rispondendo, quindi, alla curiosità di un nostro attento lettore.
Spesso quando l'inquilino smette di pagare il canone di locazione, a questa morosità si aggiunge quella del mancato versamento delle spese condominiali di sua competenza. Come comportarsi in questo caso? E se la morosità fosse legata alla solo inadempienza condominiale? Sarebbe possibile anche in questo caso parlare di morosità? E a livello fiscale come deve comportarsi il proprietario?
Dopo aver provato a calcolare un esempio di canone concordato, prendendo come modello un preciso immobile ed uno specifico accordo territoriale, proviamo ora a fare un po' i calcoli in tasca e fare un po' di esempi sul guadagno che il nostro lettore potrebbe ricavare a seconda della tipologia di contratto stipulato e soprattutto del regime fiscale che decide di applicare al reddito da locazione.
Quando si affitta un immobile la tipologia contrattuale (contratto libero, concordato, ...) è, tanto per il proprietario quanto per l'inquilino, un elemento fondamentale del contratto. Il proprietario è la parte più vincolata al termine previsto per la locazione, non potendo recedere dal contratto prima della prima scadenza e solo a condizioni ben precise. Per l'inquilino il recesso anticipato è più agevole, motivo per il quale spesso il contratto si conclude prima della sua scadenza naturale. Vediamo dopo quanto generalmente questo avviene.
Il recupero di risorse dalla lotta all'evasione fiscale è una costante di ogni programma elettorale. Facile a dirsi, difficile di solito a farsi. Alcuni strumenti per il contrasto al nero, nel mercato dell'affitto, sono nel tempo stati elaborati: dai vantaggi per l'inquilino che denuncia il contratto non registrato, al più recente divieto di pagamento in contanti dell'affitto di abitazioni. Provvedimenti entrambi spazzati via, uno con una sentenza della Corte Costituzionale, l'altro con un parere del Ministero stesso. Ma quali misure sarebbero utili per far emergere gli affitti irregolari?
Abbiamo sempre parlato, nel momento della stipula di un nuovo contratto ad uso abitativo, del fatto che il proprietario possa fare una libera scelta (dettata dalla convenienza) su come tassare il reddito che deriva dai canoni d'affitto: tra il classico regime Irpef e quello della cedolare secca. Ma per chi ha già un contratto in essere e vuole cambiare regime fiscale, quali obblighi deve rispettare? Ci sono delle tempistiche da rispettare?
Dopo aver presentato le caratteristiche tecniche di un contratto a canone concordato illustrato i vantaggi fiscali, comprese le ultime novità, vogliamo provare a fare dei calcoli prendendo ad esempio un immobile a Palermo. Per rendere quanto più possibile concreto il concetto di "calcolare" il canone concordato e quello delle "fasce di oscillazione" procediamo con l'analisi specifica di un caso richiesto da un nostro lettore.
Sarà la stagione, sarà che non ci sono più le case di una volta.. sta di fatto che purtroppo sono tanti, inquilini e proprietari, a ritrovarsi con il gravoso problema della muffa. Pareti che si coprono di strane escrescenze, odori indelebili ed una spiacevolissima sensazione di umidità che permane nonostante i tanti rimedi (casalinghi o professionali) che si mettono in campo. Ma la questione che preme i nostri lettori è soprattutto: quale rimedio dal punto di vista del contratto? Continua ad essere valido oppure l'inquilino può chiedere la risoluzione immediata senza preavviso?
La primavera è per eccellenza la stagione della rinascita, prima fra tutte di fiori e piante che abbelliscono il paesaggio e donano alle case che hanno la fortuna di essere circondata dal verde un aspetto particolarmente bello ed accogliente. Momento della fioritura e della cura dell'orto.. quando tutti scoprono il proprio pollice verde e la passione per le numerose erbe aromatiche. Ma se l'orto di cui ci si occupa è quello della casa in affitto, a chi tocca la cura dello stesso: al proprietario o all'inquilino? Gratuitamente o dietro il pagamento di un corrispettivo?
Un caso davvero particolare quello che ci ha presentato un nostro lettore, titolare di un contratto d'affitto che, stranamente e quasi incredibilmente, non riporta i termini di durata dello stesso. Quindi come comportarsi? Senza un'indicazione precisa tale contratto è da ritenersi "eterno", oppure al contrario è un contratto a breve termine? A chiarirci le idee c'è come sempre la certezza del Codice Civile.


