I dati dell’ultimo Rapporto Residenziale 2025 a cura dell’Osservatorio del Mercato Immobiliare, che ricordiamo essere il cervello dell’analisi immobiliare dell’Agenzia Delle Entrate, mostrano che il mercato degli affitti residenziali è molto più esteso di quello degli affitti brevi. Il risultato basato su fonti ufficiali fa chiarezza sull’argomento.
Affitti brevi o residenziali: quale forma di locazione prevale davvero?
Negli ultimi anni si è consolidata una percezione diffusa: gli affitti brevi – trainati da piattaforme O.T.A. come Airbnb e Booking su tutte – avrebbero superato per diffusione e impatto quelli a lungo termine. Una convinzione alimentata dalla forte visibilità online delle locazioni turistiche e da una narrazione mediatica spesso fondata su aneddoti e non su dati.
Che tuttavia raccontano una realtà molto diversa.
Confronto tra locazioni residenziali e turistiche
Per la prima volta, il Rapporto Immobiliare Residenziale 2025 fornisce i dati dei contratti di locazione residenziale (nelle quattro configurazioni previste dall’Agenzia Delle Entrate in fase di registrazione: contratti ordinari liberi, transitori, contratti agevolati per studenti e concordati) esplicitandone il numero di abitazioni locate nei comuni capoluogo di provincia.
Questa novità ha permesso di mettere a confronto le due forme di locazione in modo oggettivo, utilizzando queste due fonti:
- Il numero di contratti di locazione residenziale stipulati nel 2024, nei capoluoghi italiani (che come appena descritto sono espressi nel Rapporto Immobiliare Residenziale 2025 - Agenzia delle Entrate)
- Il numero di immobili attivi in affitto breve a giugno 2025, secondo le rilevazioni di AirDNA.co, piattaforma specializzata nell’analisi del mercato degli affitti a breve termine.
L’elaborazione ha prodotto un indicatore sintetico: il rapporto LT/LR tra immobili in locazione turistica (LT) e immobili in locazione residenziale (LR), calcolato per ogni capoluogo.
Il risultato è netto: prevale la locazione residenziale
L’analisi mostra con chiarezza che in tutti i capoluoghi italiani, gli immobili affittati con contratti residenziali superano – spesso di molto – quelli destinati alla locazione breve.
- In 50 dei 103 capoluoghi oggetto di analisi il numero di immobili prenotabili per affitti brevi è meno del 10% degli immobili con contratto residenziale registrato nel 2024
- In 46 capoluoghi gli immobili in affitto breve vanno dal 10% al 50% rispetto a quelli in locazione residenziale nel solo 2024
- In soli 7 casi su 103 gli affitti brevi superano il 50% (soltanto Siracusa ha un numero di immobili in affitto breve superiore a quelli in cui nel 2024 è stato registrato in contratto di locazione residenziale)
Il dato aggregato su tutti i comuni capoluogo, mostra che per il 2024 su 100 immobili disponibili alla locazione, 17 accettano prenotazioni entro i 30 giorni (i cd. affitti brevi) mentre 83 sono disponibili alla locazione residenziale di medio e lungo termine.
Attenzione però a non confrontare direttamente questi numeri: i più attenti di voi avranno già notato che i contratti di locazione residenziale hanno molto spesso una durata superiore all’anno. Secondo il nostro Centro Studi SoloAffitti stimiamo che la durata media sia di circa 24 mesi. Dunque, per un confronto corretto, le quote vanno dimezzate, rendendo ancora più evidente la prevalenza della locazione residenziale.
Alcuni casi interessanti: La Spezia, Messina e Venezia
Entriamo più nel merito: se è prevedibile attendersi un alto numero di residenziali in città dalla bassa attrattività turistica, colpiscono i numeri delle città costiere o d’arte.
Una città come La Spezia, dalla enorme vocazione turistica e che effettivamente risulta tra quelle a maggior densità di locazioni turistiche, riporta un numero di 2071 immobili destinati alla locazione turistica a fronte di 2709 contratti di locazione residenziali stipulati nel solo 2024, suddivisi in 1946 contratti di lungo termine e 874 contratti di medio termine per studenti ed esigenze transitorie.
Anche dal lato opposto dell’Italia troviamo una situazione simile. A Messina, per esempio, risultano registrate alla banca dati regionale 318 immobili in locazione turistica ma solo 264 sono attualmente prenotabili sulle piattaforme. Risultano invece 8095 contratti di locazione residenziale stipulati nel 2024 (2386 di lungo termine e 4970 di medio termine).
Tra le città d’arte mi ha stupito particolarmente Venezia, dove gli immobili in locazione turistica rappresentano la metà (il 52% per la precisione) delle locazioni residenziali. Dei quasi 12.000 contratti di locazione residenziale stipulati nel solo 2024, la maggior parte è appannaggio degli studenti ma un consistente numero, 4251, sono di contratti di lungo termine.
Indicatori chiave: la mappa delle locazioni
Andiamo oltre queste curiosità e cerchiamo di estrarre degli indicatori chiave che ci permettano di descrivere la situazione complessiva.
Il primo grafico mostra il rapporto LT/LR (ovvero il rapporto tra il numero di abitazioni prenotabili sulle piattaforme digitali per affitti brevi e il numero di abitazioni locate con contratti residenziali nel 2024):

Ogni punto rappresenta una città. Ordinando i capoluoghi dal valore più alto (Siracusa) verso quelle inferiori si vede bene come il mercato di alloggi turistici sia molto più contenuto rispetto a quello residenziale.
Andiamo avanti.
L’Agenzia Delle Entrate ci mette a disposizione un indicatore, l’IML: l’indicatore di intensità del mercato delle locazioni che misura la quota di immobili affittati rispetto al totale delle abitazioni non principali (quindi le seconde case potenzialmente affittabili). Questo indicatore rappresenta la dinamicità del mercato delle locazioni residenziali di una città.

Scorrendo da sinistra verso destra, ovvero dall’IML più basso (una città dove si affitta poco ai residenti) all’IML più alto (una città in cui si affitta molto ai residenti) la relazione con la presenza di alloggi turistici è sostanzialmente piatta (linea tratteggiata), questo indica che non c’è competizione tra locazione turistica e residenziale: un comune può essere molto richiesto sia dai turisti sia dai residenti oppure no.
Le grandi città
Nonostante i titoli sensazionalistici che parlano di invasione di locazioni turistiche (senza ovviamente fornire dati) ma con una realtà molto diversa.

Cosa i dati potrebbero non raccontare
I dati forniti da Airdna.co sugli affitti brevi si basano sulla presenza di tali immobili sulle piattaforme OTA, che presuppongono l’adempimento all’obbligo normativo di registrazione – al pari delle strutture ricettive – nella banca dati nazionale, che assegna a ciascuna unità un Codice Identificativo Nazionale (in precedenza regionale). Tuttavia, questo sistema di rilevazione presenta alcune lacune.
Un esempio emblematico è quello di Catanzaro, che si comporta come un outlier: secondo le piattaforme OTA risultano solo 55 strutture correttamente registrate, ma è noto che la zona di Catanzaro Lido ospita numerosi immobili destinati alla locazione turistica. Evidentemente, una parte rilevante dell’offerta locale sfugge ai canali ufficiali, preferendo circuiti alternativi per intercettare la domanda.
Va però sottolineato come questo fenomeno sia circoscritto a contesti specifici. In territori a forte vocazione turistica – come ad esempio la Sicilia – la presenza di immobili nelle banche dati pubbliche è ampia e capillare. Tanto che molti di questi sono registrati ma non risultano attualmente prenotabili, ciò indica un afflusso alla registrazione come struttura turistica più ampia della effettiva disponibilità attuale.
Rientrano invece in questi dati anche gli host professionali, ovvero soggetti con partita iva che utilizzano immobili residenziali nell’ambito di un’attività d’impresa. A mio avviso, ritengo metodologicamente discutibile includere queste che sono vere e proprie imprese, poiché non direttamente comparabili con le locazioni tradizionali, date le finalità e le logiche profondamente diverse. Paradossalmente, però, questo ampliamento del perimetro rafforza ulteriormente la prevalenza della locazione residenziale.
La percezione distorta: perché sembra il contrario?
Resta il fatto che la discrepanza tra percezione e realtà è il risultato di più fattori, che interagiscono tra loro:
Visibilità digitale
Gli affitti brevi sono esposti sui portali web, nei motori di ricerca, sulle mappe e nei social media. Generano contenuti, recensioni e interazioni. I contratti residenziali, invece, sono invisibili agli occhi del grande pubblico.
Concentrazione geografica
Gli alloggi turistici tendono a concentrarsi in aree molto specifiche entro le quali la loro densità può creare l’illusione di una presenza più ampia di quanto sia nel complesso della città.
Durata dei contratti e visibilità degli annunci
Come dicevamo prima, secondo i dati del Centro Studi SoloAffitti, un contratto di locazione residenziale ha una durata media di circa due anni. Questo implica che, mentre un immobile destinato alla locazione turistica rimane costantemente visibile online, un immobile in affitto residenziale appare sul mercato per un periodo molto breve. Emblematico è il fenomeno che il portale Idealista ha definito “Affitti express”: annunci che spariscono nel giro di poche ore, travolti dall’altissimo numero di richieste ricevute.
Narrazione mediatica
Il dibattito pubblico tende a semplificare e a enfatizzare gli elementi più visibili o problematici. Il tema degli affitti brevi si presta a una narrazione che spesso non distingue tra presenza percepita e incidenza reale.
Potenziale economico
Caso particolare della narrazione mediatica è l’idea che la locazione turistica sia economicamente più redditizia. Sebbene possa considerarsi vero in alcuni casi non è assolutamente generalizzabile. Anzi, proprio la netta prevalenza — di un ordine di grandezza — delle locazioni residenziali suggerisce che, nel complesso, la locazione residenziale risulti più conveniente per i proprietari.
Se così non fosse, osserveremmo dati ben diversi sulle scelte di mercato.
A questo punto del ragionamento, ricevo spesso un’obiezione: “No, Paolo. La locazione turistica è più conveniente solo che richiede un maggior impegno lavorativo. Quindi si preferisce guadagnare un po’ meno senza doversene occupare”. Ecco, questa obiezione descrive perfettamente la ragione economica per cui la locazione turistica non sia conveniente: il lavoro, appaltato ad un property manager o anche svolto dal locatore stesso, ha un valore economico. Trascurarlo e confonderlo con la rendita dell’immobile è un errore che troppe volte viene sottovalutato.
Un mercato da osservare con maggiore attenzione
Il mercato della locazione turistica è senz’altro significativo, ma la sua presenza, per quanto evidente, non ha ridimensionato il ruolo fondamentale della locazione residenziale.
Il quadro che emerge dai dati disponibili restituisce una fotografia più equilibrata del panorama delle nostre città: il mercato degli affitti a lungo termine è strutturato, stabile e ancora oggi predominante nei capoluoghi italiani.
Comprendere questa dinamica è fondamentale per analizzare correttamente le trasformazioni urbane, le politiche abitative e le strategie di investimento nel settore immobiliare ed infrastrutturale. Ed è in questo senso che vanno interpretate le percezioni relative alla scarsa offerta di immobili.