Il nuovo anno, il 2014, è iniziato con questa novità, contenuta nell'ormai nota "legge di stabilità" e che rappresenta un nuovo passo contro l'evasione fiscale e gli affitti in nero. Infatti, a partire dal primo gennaio 2014 i canoni corrisposti per i contratti abitativi devono obbligatoriamente essere versati con metodi tracciabili, mentre non è più ammesso l'uso dei contanti. Ora la questione che ci pongono i nostri lettori sono: sono ammesse eccezioni per importi bassi o su espressa richiesta di proprietari? Il cambiamento si sa è difficile da elaborare!
Come funziona l'affitto
Come funziona l'affitto
Quali sono i rapporti che regolano un contratto di affitto:
- Come e quando dare disdetta?
- Si può aumentare il canone di affitto?
- Il deposito cauzionale va restituito?
- Quanto durano i contratti?
- Quanti tipi di contratto esistono?
- Quando un contratto di affitto è nullo?
- Che tasse devo pagare?
- Quali sono le spese a carico di un inquilino?
L’elenco dei dubbi su un contratto di affitto (per nostra fortuna diremmo) sono davvero numerosi e qui raccogliamo un po’ di risposte, semplici, immediate e alla portata di chi realmente vive in affitto o ha dato la sua casa in affitto.
Dopo oltre un anno dall'esistenza di questo blog e della rubrica di Esperto nella quale cerchiamo di rispondere ai tanti quesiti, i dubbi e perplessità di inquilini e proprietari, mi sono accorta che la principale preoccupazione per chi ha acquistato un immobile usufruendo delle agevolazioni prima casa sia quello di non perdere le agevolazioni, ma anche di iniziare a guadagnare qualcosa da questo investimento. Basta anche un canone che possa aiutare a pagare il mutuo, su cui godono di sgravi fiscali che si potrebbero perdere affittando.
Insomma tanti dubbi e qualche certezza che questa volta ci vengono spiegati da Alfonso Spano del team Contratto di Locazione, che ospitiamo volentieri e ringraziamo per l'intervento.
Ormai è evidente che il contratto preferito dagli italiani è quello transitorio.. o meglio quello breve. E spesso a proporlo non sono i proprietari, ma direttamente gli inquilini, evidentemente preoccupati dal dover firmare un contratto che preveda una lunga durata, nonostante la facoltà, sempre prevista a lor favore, di dare disdetta in qualsiasi momento. Vediamo quindi quali sono le motivazioni valide per poter stipulare un regolare contratto transitorio.
Un'inquilina ha bisogno di lasciare il suo immobile per ragioni economiche, manda regolare disdetta e pensa di poter quindi andar via, lasciando il deposito cauzionale a copertura del periodo di disdetta.
Ma la proprietà si oppone: l'inquilina non è libera finché non avrà trovato una sostituta che possa subentrare nel contratto e quindi continuare a garantire l'entrata mensile, come specificato nel contratto stesso.
Tale clausola è regolare? Davvero tocca all'inquilino trovare qualcuno che possa subentrare al suo posto e finalmente liberarlo dal contratto firmato?
Oramai sono sempre di più i proprietari italiani che, dopo oltre due anni dall'entrata in vigore, preferiscono optare per la cedolare secca, abbandonando la vecchia tassazione Irpef con cui fino a quel momento avevano tassato i redditi derivanti dall'affitto.
Infatti, specifichiamo che la cedolare secca è un regime impositivo alternativo all'Irpef e facoltativo. Facoltativo, in realtà, ma solo per i contratti ad uso abitativo stipulati tra privati. Quindi per chi, nonostante la convenienza della cedolare, decide di rimanere in regime Irpef e per tutti quelli che non hanno alternative, proviamo a fare i conti per capire quali cifre dichiarare, eventuali obblighi e riduzioni.
Sospensione sfratti, un provvedimento che ci accompagna dal 1978. È il 29° di questo genere a coinvolgere un settore delicato e importante come quello delle procedure di rilascio degli immobili ad uso abitativo. Ma chi coinvolge? Ed è una iniziativa sufficiente ad arginare le difficoltà economiche delle tante famiglie colpite dalla crisi, in difficoltà con il pagamento dei canoni di affitto?
I contratti d'affitto, al di là delle scadenze previste, prevedono la possibilità per l'inquilino, qualora ricorrano gravi motivi, di disdire in qualsiasi momento il contratto. Per questo ci si potrebbe ritrovare a dover procedere con il rinnovo della registrazione annuale ma sapendo già che il contratto in realtà non verrà rinnovato. In questo caso come comportarsi? Bisogna pagare l'intera somma dovuta o versare solo una quota per il periodo residuo di cui si usufruirà?
Sembra una contraddizione nei termini, ma in realtà spesso per svariati motivi, tra cui quello di assistenza medica o espressione del voto, cambiare residenza può essere un'esigenza che l'inquilino esprime anche se titolare di un contratto transitorio; un contratto, quindi, che nella definizione stessa indica una condizione temporanea, che porterà a breve ad un cambio di residenza stessa. Ma, a prescindere dall'analisi dei termini, sarebbe possibile in ogni caso richiedere e vedersi riconoscere la residenza in un immobile preso in affitto con contratto transitorio, senza che ciò comporti dei problemi per il proprietario o per la regolarità del contratto stesso?
Gli incentivi fiscali, previsti a favore delle ristrutturazioni immobiliari, potrebbero essere una leva in più per convincere i proprietari di immobili fatiscenti o inseriti in contesti danneggiati a procedere con la ristrutturazione del proprio bene; per poterlo magari poi, una volta ristrutturato, rimettere sul mercato ad un canone più alto. Ma allo stesso inquilino? E questi che diritti ha? Può a quel punto pretendere di ritornare?
Il nuovo anno comincia subito con una nuova tassa, la Tasi, tutta da scoprire. In attesa di capire come funzionerà anche la nuova tassa sui rifiuti, proviamo a capire quali sono i criteri alla base di questo tributo, quali le componenti che vengono prese in considerazioni e le variabili su cui incidono diversamente i vari regolamenti comunali in materia. Quindi, prima di mandare in pensione la tanto citata T.A.R.E.S., protagonista del 2013, vediamo insieme come si calcola e quanto abbiamo pagato.
Con l'introduzione della cedolare secca, molti hanno aggirato questo "dilemma", non essendo in questo caso dovute l'imposta di registro e i bolli. Ma per tutti i contratti per i quali non è possibile applicare la cedolare secca e per tutti quelli per i quali i proprietari, comunque, preferiscono mantenere il regime Irpef, queste spese a chi competono? Anche gli affitti si affidano alla saggezza di Salomone!


