Ogni anno il Ministero dell’Interno pubblica i dati su provvedimenti esecutivi di sfratto, richieste di esecuzione presentate all’Ufficiale Giudiziario e sfratti effettivamente eseguiti.
Si tratta di una fotografia interessante della parte patologica della locazione, che riflette un fenomeno sociale in grado di condizionare fiducia, disponibilità di alloggi e serenità delle famiglie.
In questo articolo condivido alcune riflessioni, con lo sguardo di chi vive quotidianamente di affitti, per dare un’idea della portata di questo fenomeno.
La memoria lunga dello sfratto: un’impronta che pesa sulle scelte
Dal 2004 al 2024, in Italia sono stati emessi 1.133.122 provvedimenti di sfratto.
Già questo dato ci fa capire la dimensione del problema: per darvi un riferimento, equivalgono all’incirca al numero di ascensori presenti nel nostro Paese. Non tutti ne hanno uno in casa, ma ognuno conosce più di una persona che vive in un immobile con ascensore.
Non solo. Gli sfratti non sono certo iniziati nel 2004: risalendo al 1978, anno della famosa (o famigerata) legge 392 – ancora oggi in vigore nella parte processuale – possiamo stimare che i provvedimenti totali siano almeno il doppio, circa 2 milioni, un numero paragonabile agli impianti fotovoltaici installati in Italia. Ogni volta che ne vedete uno, su un tetto o su un campo, potete pensare che rappresenta un potenziale sfratto emesso.
Questo dà la misura della diffusione del fenomeno, delle persone coinvolte e della lunga scia di conseguenze – non solo economiche – che porta con sé.
Si tende a pensare che sia il proprietario a pagarne il prezzo più alto e senza dubbio è lui che subisce il danno economico. Ma non è una passeggiata nemmeno per l’inquilino: significa vivere una lite, affrontare tensioni, difficoltà pratiche ed emotive e infine dover rinunciare al tetto sopra la propria testa. Questa coda lunga non viene colta correttamente dal dato annuale, poiché chi ne ha attraversato l’iter giudiziario ne porta certamente un pessimo ricordo a decenni di distanza.
Cosa non dicono i numeri sugli sfratti
Le statistiche raccontano solo ciò che arriva alla fine del processo nei tribunali. Ma esiste un sommerso che non compare mai nei rapporti:
- i mancati pagamenti che non si trasformano in causa (perché il proprietario rinuncia o trova un accordo con l’inquilino)
- le procedure interrotte, quando l’inquilino lascia l’alloggio prima della sentenza
Le analisi di Solo Affitti stimano che questi due casi siano la maggioranza, numeri superiori rispetto al numero di sentenze emesse. Entrambi i casi rappresentano un danno economico – perdita di canoni, spese legali, traslochi improvvisi – e una tensione emotiva per le famiglie di entrambe le parti. Ecco perché il numero dei provvedimenti sottostima inevitabilmente l’ampiezza del problema.
La forbice che conta: richieste vs esecuzioni
Nel 2024 si sono registrate 81.054 richieste di esecuzione a fronte di 21.337 sfratti eseguiti: circa 1 su 4 (26%) è arrivato al rilascio forzoso.
Guardando alla serie storica, il rapporto si conferma simile: 24% (2,27 milioni di richieste contro 549 mila esecuzioni).
Dentro quel 75% di casi non eseguiti troviamo rilasci spontanei e accordi tra le parti, ma la distanza resta significativa. Anche questa forbice ha certamente contribuito, nel tempo, ad alimentare la percezione negativa del fenomeno, facendo sentire tanti locatori meno sicuri, meno garantiti dalla legge e ha contribuito a far sì che adottassero scelte non ottimali nella gestione degli immobili. Si stimano, infatti, essere oltre 9 milioni gli immobili in Italia non abitati dal proprietario e non affittati.
La geografia della tensione: dove gli sfratti si concentrano
Come prevedibile, i numeri maggiori si concentrano nelle aree più popolate.
Nel 2024, le regioni con più provvedimenti sono:
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Lombardia (6.574)
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Lazio (6.101)
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Campania (4.595)
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Piemonte (4.058)
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Emilia-Romagna (2.801)
A livello provinciale guidano:
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Roma (5.286)
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Napoli (3.159)
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Torino (2.350)
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Milano (1.726)
Interessante anche il rapporto tra esecuzioni e richieste: nel 2024 spiccano Umbria (76%), Calabria (71%) e Trentino-Alto Adige (66%), mentre ai poli opposti troviamo Valle d’Aosta (15%), Puglia (16%), Lombardia (19%), Sicilia (19%) ed Emilia-Romagna (21%).
In 7 province, le esecuzioni hanno superato le richieste annuali, segnale di arretrati smaltiti e maggiore efficienza dei tribunali locali.
Mancati rilevamenti: quando lo zero non è uno zero
Nel prospetto provinciale 2024 alcune realtà risultano con “zero” provvedimenti. Un esito poco credibile, che segnala piuttosto dati non rilevati o non trasmessi.
Casi emblematici: Reggio Calabria, Catania, Caltanissetta, Enna, province dove i nostri Rental Property Manager incontrano quotidianamente locatori reduci da lunghe e pesanti procedure.
Perché questo è cruciale? Perché contribuisce a non rilevare correttamente un tema che, come stiamo vedendo, è già notevolmente sottovalutato.
Conclusione
I dati 2024 raccontano un fenomeno sociale molto rilevante: tanti provvedimenti accumulati negli anni, un “imbuto” tra richieste ed esecuzioni, forte concentrazione urbana e alcune zone d’ombra statistiche. D’altronde, ogni volta che mi relaziono con una persona che decide di entrare nel mercato degli affitti, alla domanda “Qual è il problema principale che bisogna affrontare quando si affitta casa?” la risposta è univoca in tutta Italia “La certezza dei pagamenti”.


