Il forte aumento del mercato della locazione è destinato a proseguire anche post-Covid, grazie a crisi delle compravendite e ritorno di immobili dall’affitto breve
Il modo di vivere degli italiani sta cambiando e l’affitto si sta diffondendo sempre più come soluzione abitativa consapevolmente scelta dagli italiani, anziché come ripiego rispetto alla casa di proprietà. Una società più mobile, l’esigenza di spostarsi per lavoro o per scelta di vita, un concetto di famiglia più mutevole e le oggettive difficoltà per i giovani nel raggiungere la stabilità economica necessaria ad acquistare casa sono i fattori che stanno alla base del successo dell’affitto in Italia.

Agenzia delle Entrate, superata quota 1,7 milioni di contratti di affitto abitativi registrati
Nel giro di soli 8 anni sono 320 mila in più i contratti di locazione residenziali registrati presso l’Agenzia delle Entrate ogni anno in Italia. Una progressione importante e costante, che fa segnare un +23% complessivo.
Numeri che indicano un mercato ampio, che ha superato gli 1,7 milioni di contratti all’anno. Numero peraltro di molto sottostimato, dato che nella sua analisi l’Agenzia delle Entrate considera i soli contratti di durata superiore a un anno, escludendo quindi i contratti transitori di durata breve o media, tra 1 e 12 mesi, molto utilizzati in particolare da chi lavora fuori sede.
Un mercato, quello dell’affitto, di dimensioni quasi 3 volte superiori a quello delle compravendite di immobili residenziali, in tutto 603mila nel 2019, nonostante una ripresa che ormai dura da 6 anni.
Crescita delle locazioni destinata a proseguire anche dopo l’emergenza sanitaria
Locazione che deve però confrontarsi, come tutti i settori della nostra economia, con l’inattesa crisi economica che sta colpendo l’Italia a seguito dell’epidemia da Covid-19. Come ne uscirà il mondo della locazione?
La situazione sarà senza dubbio diversificata a livello territoriale e molto dipenderà dall’andamento dei mercati limitrofi alla locazione residenziale: quello della compravendita e quello degli affitti brevi. Più forte sarà l’impatto sugli acquisti immobiliari e sul turismo, più l’affitto abitativo pare destinato a guadagnare spazio.
Sì, perché in questi anni l’affitto residenziale è cresciuto grazie ad una richiesta sempre più abbondante da parte degli inquilini. La crescita del mercato, però, risultava frenata da un’offerta di abitazioni in affitto via via meno ampia rispetto agli anni di crisi delle compravendite.
Le difficoltà che si prevedono sia sul versante degli acquisti immobiliari, sia su quello delle locazioni brevi sembra suggerire che l’offerta di case in affitto si farà più abbondante, stimolando l’affitto nei prossimi mesi. E, chissà?, riuscendo magari persino a controbilanciare i due mesi di stop alle transazioni durante il lockdown.
Compravendite, nuovo stop in vista. L’affitto come fonte di reddito, in attesa che passi la crisi
Da un lato, il dinamismo delle compravendite immobiliari degli ultimi anni stava rimotivando molti proprietari immobiliari a rimettersi sul mercato. Chi già da anni era intenzionato a vendere la propria seconda casa ma aveva dovuto “parcheggiare” il proprio immobile in affitto, in attesa che le vendite ripartissero, finalmente si trovava di fronte ad un contesto di rinnovato fermento. Prezzi a parte (in calo quasi ovunque dal 2008 a oggi), almeno la rapidità con cui trovavano conclusione gli affari risultava notevolmente migliorata.
Il coronavirus è arrivato come un fulmine a ciel sereno. L’aggravamento della situazione economica per molte famiglie (le più recenti stime di Bankitalia parlano di un PIL in calo tra il -9 e il -13% nel 2020) farà tornare sui propri passi molti proprietari, consapevoli che la situazione sul mercato delle compravendite potrebbe in breve implodere, ripiombando in una crisi simile per dimensioni a quella a cui abbiamo assistito tra il 2008 e il 2013. Meglio tornare a destinare all’affitto la propria seconda casa, magari transitoriamente, guadagnando qualcosa e rimanendo in attesa di capire le tempistiche di ripresa dell’economia.
Affitti brevi, la pandemia ha fatto scoppiare la bolla. Molti immobili di ritorno alla locazione residenziale
L’Expo a Milano e il diffondersi di Airbnb in Italia avevano cambiato in pochi anni lo scenario turistico nel nostro paese. L’affitto breve, in pochissimo tempo, era diventato uno dei settori di maggiore successo.
Sfruttare la propria seconda casa per l’accoglienza ricettiva nella patria del turismo: un business che aveva convinto molti proprietari, in nome di una redditività decisamente superiore, ad abbandonare l’affitto residenziale in favore di quello breve.
Il fenomeno aveva a tal punto preso piede che nei centri storici delle principali città e nelle zone di mare, lago e montagna scarseggiavano ormai immobili destinati alla locazione residenziale.
Il Covid-19, anche in questo caso, pare essere arrivato a mescolare le carte in tavola. Molti proprietari di Milano, Roma, Firenze, Venezia, Napoli, etc si sono trovati con un improvviso (ma probabilmente prolungato) blocco del flusso turistico.
Con il rubinetto di turisti chiuso dall’estero e limitato a livello nazionale, molti locatori hanno rapidamente capito che tornare alla più stabile e costante locazione residenziale sarebbe stata una mossa prudente, almeno per un po’. In attesa che arrivi un vaccino e i turisti tornino ad affollare le nostre città
I 6 motivi per cui l’affitto sta crescendo
Cosa sta spingendo l’affitto nel nostro paese? I fattori, chiaramente, sono molteplici: si tratta di un mondo ampio e variegato e le sfaccettature sono molteplici.
Il cambiamento è innanzitutto culturale. Le generazioni degli attuali venti-trenta-quarantenni non sono più legate ai modelli culturali degli anni ’80-’90. L’affitto non è più sinonimo, come era al tempo, di “non potersi permettere una casa di proprietà”. Né un mercato marginale, limitato agli alloggi per studenti universitari fuori sede e per i lavoratori fuori sede.
Vediamo i 6 fattori sociali individuati dall’Ufficio Studi Solo Affitti che stanno cambiando il paradigma sul mercato immobiliare, facendo dell’affitto un modo di vivere diffuso e apprezzato.
Trasferimenti più frequenti sul territorio
La mobilità è molto cresciuta nel nostro paese. Le giovani generazioni, rispetto a quelle precedenti, sono meno propense ad abitare per tutta la vita nella stessa città e nella stessa regione. Addirittura, sono moltissimi ormai i giovani che si trasferiscono all’estero.
Sono i dati dell’Istat a certificarlo: dal 1995 al 2016 i trasferimenti da un comune ad un altro sono cresciuti da 1,109 milioni a 1,331 milioni (+19,9% in 21 anni).
Giovani più disposti a cercare lavoro lontano da casa
Ci si muove di più sul territorio nazionale non solo per ragioni abitative. Sempre più spesso i giovani lo fanno per cercare un lavoro.
Un’analisi Eurostat fissa al 20% la quota di giovani disoccupati italiani disponibili a spostarsi sul territorio nazionale per cercare lavoro. Un bacino di mobilità che trova nella locazione la risposta più naturale al bisogno di ricerca di un’occupazione lontano da casa.
Aumento dei cittadini immigrati residenti nel nostro paese
Rappresentano l’8% della popolazione residente in Italia, ma è fuori di dubbio che il numero di immigrati in Italia sia in crescita costante: da 1,3 milioni nel 2002 a 5 milioni nel 2016, secondo le statistiche Istat.
Per chi si trasferisce nel nostro paese da un’altra nazione l’affitto è la soluzione abitativa più adatta, almeno in una fase iniziale: in molti casi per la mancanza di disponibilità economica e stabilità lavorativa necessarie ad acquistare casa, ma di frequente anche perché il progetto di vita nel nostro paese potrebbe non essere definitivo.
Convivenze in forte crescita
Rispetto al passato è assai più raro che le giovani coppie si sposino senza prima sperimentarsi con una convivenza. Dal 1994 al 2011, ci dice nuovamente l’Istat, il numero di convivenze «more uxorio» è cresciuto di ben 9,5 volte: insomma, le convivenze sono praticamente decuplicate.
L’affitto è la soluzione abitativa ideale per le coppie in questa fase.
In aumento separazioni e divorzi
L’evoluzione delle coppie porta, purtroppo, anche all’aumento di separazioni e divorzi: dal 1995 al 2015 l’Istat rileva come le prime siano passate da 158 ogni mille abitanti a 340 (+215%), i secondi da 80 a 297 (+373%).
L’affitto, anche per le coppie terminano il proprio percorso, è spesso la soluzione abitativa più flessibile per almeno uno degli ex coniugi.
Mutuo più difficile visto l’aumento della precarietà del lavoro
La precarietà nel mondo del lavoro è in crescita: dal 1998 al 2017 la percentuale di lavoratori con contratto a termine è cresciuta dal 9,0% al 16,2%.
Per chi non ha un lavoro stabile, ovviamente, è più complesso ottenere un mutuo per acquistare un’abitazione: per questo il momento di comprare casa arriva sempre più tardi per le giovani generazioni che, nel frattempo, ricorrono all’affitto.
POTREBBE INTERESSARTI ANCHE:


