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Affitti a canone concordato: Bologna al top, Milano ultima

Affitto a canone concordato: una vera opportunità di risparmio per le famiglie. Vediamo in quali città ci sono le migliori opportunità

Politiche abitative a sostegno delle famiglie: a volte basterebbe davvero poco. E chi quel poco lo fa ottiene risultati. Risultati concreti, che permettono ai cittadini di avere a fine mese le tasche un po' più piene e qualche preoccupazione in meno.

Stiamo parlando degli affitti a canone concordato. Si tratta di una categoria di contratti di affitto che permette a proprietari ed inquilini di ottenere vantaggi in caso di utilizzo di modelli contrattuali predefiniti (i cosiddetti "contratti-tipo"), sui quali hanno trovato un accordo le rispettive organizzazioni di rappresentanza territoriali.

Confedilizia, UPPI, ASPPI, APPC sono solo alcune delle principali organizzazioni sindacali dei proprietari immobiliari; SUNIA, SICET, ANIA, ASIA-USB, Unione Inquilini sono le rispettive controparti che sostengono le istanze degli inquilini. Tante sigle, tutte con il comune obiettivo di accordarsi per la determinazione dei canoni agevolati più adatti a ciascun Comune.

Per quei Comuni nei quali le associazioni di categoria sono riuscite a trovare un accordo sulle caratteristiche ed i canoni degli affitti stipulati con contratto-tipo, i vantaggi sono notevoli. Per l'inquilino, un canone più basso di quello di mercato: la finalità principali di questa tipologia contrattuale è infatti quella di rendere accessibile l'affitto, come soluzione abitativa, anche alle famiglie con basso reddito. Per il proprietario, i vantaggi consistono in: un contratto di durata inferiore rispetto al classico contratto 4 anni + 4 anni (di base hanno durata 3 anni + 2 anni di rinnovo automatico); sgravi fiscali notevoli sui redditi da affitto; la possibilità di godere di ulteriori sgravi deliberati ad hoc da ciascun Comune, come ad esempio un'aliquota IMU ridotta sull'immobile affittato.

2012-11 Affitti concordati e anno accordo territoriale

Come evidente, la strada vincente per stimolare l'utilizzo di questa tipologia contrattuale passa da un frequente aggiornamento degli accordi territoriali, adeguandoli a livelli di canone inferiori a quelli di mercato, ma comunque convenienti per i proprietari che affittano l'immobile. Dove questo avviene, l'utilizzo dei contratti-tipo è senz'altro più frequente.

Gli esempi riportati nell'immagine sono lampanti: a Bologna, Firenze e Genova, dove gli accordi sono di recente rinnovo, l'utilizzo dei contratti a canone concordato è vantaggioso per entrambe le parti e quindi massiccio. Oltre il 40% dei contratti di affitto stipulati in queste città, rileva l'Ufficio Studi Solo Affitti, avviene con contratto a canone concordato. Il valore più elevato a Bologna, città storicamente sensibile a questa tematica. Milano, ferma ad un accordo territoriale di oltre dieci anni fa, non registra praticamente alcun contratto stipulato con la formula "3+2". D'altronde, quale proprietario potrebbe, anche a fronte dei vantaggi fiscali menzionati, accontentarsi di canoni ormai del tutto fuori mercato, non essendo stati aggiornati dal 1999 ad oggi?

In un momento di forte diminuzione dei canoni (proprio a Milano si registra una delle punte massime di calo nel nostro Paese: -12%), appare necessario uno stimolo delle pubbliche amministrazioni alle associazioni di categoria affinché rinnovino questo accordo tanto datato. Milano, ma anche i tanti Comuni dove non si è provveduto negli ultimi anni ad una revisione degli accordi di più vecchia data.

Gli effetti di un rinnovo, ovunque, sarebbero immediati e benefici per i molti inquilini che oggi non hanno le disponibilità economiche necessarie ad affittare un immobile adatto alle proprie esigenze. Contratti-tipo con canoni inferiori a quelli disponibili sul libero mercato, ma comunque sufficientemente redditizi per i proprietari: ricetta semplice, quasi banale. E il bilancio familiare, per gli inquilini, sarebbe senz'altro più facile da far quadrare.

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