Affitti brevi e abusivismo: arriva il codice identificativo per le case.
Giro di vite sull’abusivismo nel settore degli affitti brevi: il governo è pronto a introdurre un codice identificativo per le strutture ricettive, comprese le case affittate tramite piattaforma web, e multe salate fino a 100 mila euro per chi non lo usa. Il piano per colpire gli irregolari dell’home sharing è del Ministro del Turismo Gian Marco Centinaio, che conta in questo modo di far emergere il sommerso facendo pagare le tasse a tutti e raddoppiando gli incassi provenienti dal settore turismo (che, secondo i dati ufficiali di Bankitalia, oggi sono quasi 40 miliardi).
Il codice identificativo, già utilizzato in altri Paesi come l’Inghilterra e la Francia e obbligatorio in Lombardia dal 1 settembre scorso, è sostanzialmente un codice che ogni privato ottiene in seguito alla presentazione della Scia di inizio attività, testimoniando così che l’host ha adempiuto a tutti gli obblighi previsti. Quando viene pubblicizzato, promosso o commercializzato l’immobile turistico scatta l’obbligo di indicare il CIR, Codice Identificativo di Riferimento, pena sanzioni amministrative fino a 2.500 euro (Legge Regionale della Lombardia 7/2018).
Le tasse sugli affitti turistici.
Recentemente il legislatore, con il D.L. n. 50/2017 è intervenuto per regolamentare, da un punto di vista fiscale, queste attività di locazione breve. Chi affitta una casa, anche su piattaforme on line o tramite intermediario, può pagare la cedolare secca con la ritenuta del 21%, o scegliere di assoggettare i redditi da locazione al regime Irpef dedotti del 5%. Nel caso in cui ci sia l’intermediazione di un agente immobiliare o di una piattaforma online, questi soggetti trattengono il 21% del reddito totale percepito da ogni transazione e lo girano direttamente all’Agenzia delle Entrate. Secondo dati recenti, tuttavia, la riscossione del 2017 è stato un flop: all’Erario sono arrivati 19 milioni di gettito, a fronte degli 83 milioni attesi. L’adempimento non è stato rispettato da tutti gli operatori: in particolare hanno frenato le varie piattaforme online e la stessa Airbnb, che ha fatto ricorso al Tar.
Quanti immobili in Italia sono dedicati agli affitti brevi?
L’offerta di case per gli affitti brevi è accelerata in maniera significativa negli ultimi anni: secondo una recente analisi di Solo Affitti, dal 2008 al 2017 l’incremento è stato del 58%, da 68.129 a 107.366 immobili. Queste strutture rappresentano in Italia ormai il 52% dell’offerta ricettiva turistica totale; tra le regioni in cui il numero di appartamenti per le locazioni turistiche è cresciuto maggiormente si annoverano la Campania (+790%: da 819 strutture a 7.291). Segue la Basilicata con il 645% di case vacanze in più (da 74 a 551) e la Lombardia (+482%, con 5626 alloggi). Per non parlare degli immobili disponibili sulle piattaforme online: solo Airbnb in Italia ha 360.000 annunci e 8 milioni di arrivi lo scorso anno. Secondo quanto rilevato da Solo Affitti, in città come Bologna, Firenze e Trieste sono molti i proprietari di casa che ogni settimana rinunciano alle locazioni classiche per intraprendere, a volte autonomamente, l’attività di affitto breve.
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