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Bamboccioni o precari? Italia prima per giovani che restano in casa con i genitori

by Andrea Saporetti
on Marzo 13, 2017
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Oltre 4 giovani italiani su 5 ancora in casa con i genitori

Ben l’80% dei giovani italiani non se ne va dalla casa di mamma e papà prima dei 30 anni. C’entra la crisi, ma non solo

 

Non siamo abituati ad essere i primi nelle classifiche internazionali, ma stavolta possiamo fregiarci di questo titolo.
Nel panel di paesi analizzati dall’OCSE l’Italia non ha rivali per quota di giovani che non sono usciti dal nido familiare nei primi 30 anni della loro vita.

 

Oltre 4 italiani su 5 in casa con i parenti. Solo l’11% chi vive con un partner, meno che altrove

 

Una interessante ricerca OCSE, ripresa da Il Sole 24 Ore, fa riemergere l’annoso tema degli italiani “bamboccioni”.

Coniato dall’allora Ministro dell’Economia e delle Finanze, Tommaso Padoa Schioppa, e diventato oggetto di invettive da parte di milioni di giovani connazionali, oltre che di sindacati e politici di tutti gli schieramenti, il termine “bamboccioni” fotografava bene, però, uno stereotipo.
L’iconico italiano mammone, che preferisce diventare adulto adagiandosi nella sicurezza del nido familiare piuttosto che armarsi di coraggio e spirito d’iniziativa e andarsi a conquistare la propria indipendenza economica e personale fin da subito dopo l’adolescenza.

La ricerca dell’OCSE fornisce uno spaccato di come si sistemano dal punto di vista abitativo i giovani tra i 15 e i 29 anni, evidenziando le profonde differenze tra le nazioni scelte per l’indagine (molti dei principali paesi europei, oltre a quelli di maggiori dimensioni del centro-nord America e all’Australia).

 

L’infografica evidenzia il triste primato dell’Italia, che pare confermare lo stereotipo di cui abbiamo parlato: classificandosi al primo posto tra tutte le nazioni indagate per under 30 che vivono con i genitori (80,6% del totale, oltre 4 su 5), gli italiani sembrano davvero i più bamboccioni.
Superiamo di poco paesi a noi affini, come la Spagna (73,6%) e la Grecia (76,3%), ma ci distaccano per grado di indipendenza giovanile tanto i tedeschi (55,6%) quanto i francesi (53,5%). Senza dover scomodare le nazioni del Nord Europa (Danimarca, Finlandia, Svezia e Norvegia), dove le percentuali sono sotto il 40%.
Segno che quello dei bamboccioni è forse uno stereotipo, ma prende piede da dati concreti.

Oltre a ciò, ci posizioniamo all’ultimo posto anche con riferimento alla categoria dei giovani che hanno abbandonato il tetto genitoriale per vivere in coppia.
Solo l’11,1% degli under 30 italiani convive con il proprio partner. Una percentuale davvero bassa, se confrontata ad esempio con il 17,6% degli spagnoli, il 22,5% dei giovani austriaci e ben il 31,3% dei cugini transalpini, per fare esempi a noi vicini.

Per il resto, il nostro paese totalizza un 4,8% di “millennials” che vivono da soli e un 2,6% che condivide un appartamento con altre persone non facenti parte del nucleo familiare.
Entrambi i dati collocano il nostro paese nella parte bassa della classifica. E ci costringono a riflettere sulle ragioni, non stereotipate, del fenomeno dei giovani italiani che non se ne vanno dalla casa dei genitori.

 

A casa con i miei: scelta o necessità? La crisi ha peggiorato le cose, ma il fenomeno ha radici lontane

 

Bamboccioni o semplicemente vittime dell’impoverimento e della precarietà dilagante? È questo l’interrogativo a cui serve cercare di dare risposta.

Sì, perché un dato va tenuto conto necessariamente per spiegare una buona parte del fenomeno. Il nostro paese è tra i più colpiti dalla crisi per disoccupazione, con una particolare gravità del fenomeno con riferimento ai giovani.
Pensiamo solo al fatto che nel 2016 la disoccupazione giovanile in Italia per la fascia d’età 15-24 anni è arrivata al 40,1%; dato paragonabile a quello del 2014, a cui si riferisce la ricerca OCSE sui giovani e la casa.
Un livello davvero preoccupante, soprattutto se si pensa che è letteralmente raddoppiato nel giro di pochi anni. Nel 2007, infatti, prima dell’arrivo della crisi economica nel nostro paese, i giovani tra i 15 e i 24 anni che versavano in stato di disoccupazione erano “solo” il 21,7%, la metà di oggi.

Logico che con una disoccupazione così elevata e con una fortissima precarietà per chi, pure, è occupato, pensare che i giovani del nostro paese possano con tranquillità uscire di casa e affrontare mutuo o affitto sia difficile.
Assumersi responsabilità è importante, ne va della crescita personale di qualsiasi individuo. Comprensibile, però, che chi vuole farlo proceda solo in presenza di condizioni oggettive che gli consentano di non trovarsi in grave difficoltà di lì a breve.

Non c’è dubbio che tanto quel 40% di giovani disoccupati, quanto i tantissimi precari, abituati a vivere nell’incognita della scadenza del contratto, se hanno il lusso di vivere ancora in famiglia, ritengano una pazzia uscire di casa. Il rischio di non essere in grado, con i soli risparmi e l’eventuale basso reddito o l’indennità di disoccupazione di cui dispongono, di sostenere le spese per l’affitto è troppo alto.
A maggior ragione questo esercito di giovani senza lavoro o precari si vede chiuso un altro canale di accesso ad una abitazione tutta per sé: quello del mutuo. Difficilmente viene concesso a chi un lavoro stabile ce l’ha, pensare che – senza un intervento della famiglia – sia anche solo possibile entrare in banca e chiedere un finanziamento è del tutto illogico.

L’italiano non resta a casa dei genitori, quindi, perché mammone: tutto sembra condurci a questa conclusione, che ci rattrista come sistema-paese ma ci fa tornare un pochino di orgoglio per le italiche virtù morali. Eppure, un dato stona.

Se è tutta colpa della crisi, perché l’analoga rilevazione OCSE sui giovani e la casa presentava, nel 2007, valori tutto sommato non distanti da quelli del 2014?
Era l’anno, come abbiamo visto, in cui la disoccupazione giovanile non andava oltre al (pur grave) 21,7% . Nonostante ciò, l’Italia registrava un 75% di under 30 ancora a casa di mamma e papà, contro l’80,6% del 2014. Solo 5 punti percentuali in più.
Il fenomeno ha radici lontane, a quanto pare. E la crisi ha avuto, sì, un impatto importante, ma molto inferiore rispetto ad altri paesi: pensiamo ai francesi, che hanno visto innalzarsi di oltre 12 punti percentuali la quota di giovani che preferiscono rimanere sotto il tetto dove sono cresciuti.

Che, in fondo, la crisi non abbia fatto altro che scoraggiare la ricerca di indipendenza di tanti giovani che già ne avevano poca voglia?

 

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Presentazione Autore
Andrea Saporetti

Laureato in economia, da sempre interessato a qualsiasi cosa sia misurabile. L'innata passione per la statistica e lo stile descrittivo a metà tra il magniloquente ed il prolisso fanno di lui il blogger più alternativo dell'ultimo decennio. L'impegno nel volontariato e la passione per la letteratura russa completano la sua immagine giovane e dinamica.


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